Pubblicato da: lateladipenelope | 3 novembre 2009

Rabbie d’inverno

Lo svelarsi empio, lento, di un tabarro che sparge rossore,

possiede in quel vento il consumarsi del cielo:


sempre, sì, tu sempre t’allontani,

vicino rasente alle frescure serali con passi tacenti,

in carezze di sguardi entro le dita di legni, diserte.

Trascorre la luce.

Si chiude tra le braccia Imbrunite di mezzaluna nei rami:

fronde essiccate, belle laggiù,

sull’astro di terra,

di fango,

di stelle,

in pianti irrequieti che calano al sole.

Lo svelarsi vicino, alla bocca già tarda,

di un tabarro nella solitaria falce

raccoglie il tuo volto in un nido d’aurora,

così caro –sempre, ovunque- dinnanzi a me.

(da “ignotosurrealismo” “empatia e dolore”)


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