Pubblicato da: lateladipenelope | 25 gennaio 2010

Emozioni: di nuovo a teatro: Shakespeare”Molto rumore per nulla”

Sabato sera siamo andati a teatro, io mancavo da circa due anni. Il teatro mi mancava tremendamente…….io sono cresciuta a teatro in pratica. Ho ritrovato subito l’emozione del palco appena entrata…….l’odore dei tendoni e della mouquette sul pavimento, l’ho riconosciuto subito…..ed ero a casa, mi sentivo a casa, come se una parte di me non avesse mai smesso di stare lì, tra quelle poltroncine, tra quei tendoni color porpora…….

Inizia lo spettacolo, oggi Shakespeare con “Molto rumore per nulla“,la regia è di Gabriele Lavia al teatro della Corte a Genova, una commedia,per ricominciare, una storia dove l’amore trionfa, trionfa sullo scetticismo, sugli imbrogli e sulle bugie:

L’ opera si divide in cinque atti:

  • il primo ed il secondo si dividono a loro volta in tre scene ciascuno,
  • il terzo in cinque,
  • il quarto in due
  • il quinto in quattro.

Ad aprire la commedia è l’arrivo del principe Pedro d’Aragona a Messina, di ritorno da non ben identificate imprese d’armi.

A casa del suo vecchio amico Leonato la notizia è annunciata da un messaggero, dando l’occasione a Beatrice, nipote di Leonato, di chiedere in modo sarcastico notizie di Benedetto di Padova, al seguito del principe. Leonato ci informa che costui e la nipote sono impegnati da anni in una schermaglia fatta di battibecchi e prese in giro.


Il principe giunge a casa di Leonato, accompagnato da Benedetto, dal giovane conte fiorentino Claudio e dal fratello dell’aragonese, Don Juan, in passato rinnegato dal principe, che viene comunque ricevuto benevolmente dal padrone di casa.

Uno dei favoriti di Don Pedro, il giovane Claudio, si innamora della figlia di Leonato, Ero, cugina di Beatrice e donna virtuosa.
Nel contempo si assiste alla prima delle argute schermaglie tra Beatrice e Benedetto, entrambi sprezzanti le gioie dell’amore.Rimasti soli, Claudio chiede un parere sulla bella Ero a Benedetto che si pronuncia in maniera caustica e priva di possibili fraintendimenti:

Why, i’ faith, methinks she’s too low for a high praise, too brown for a fair praise, and too little for a great praise; only this commendation I can afford her, that were she other than she is, she were unhandsome, and being no other but as she is, I do not like her.”

“Allora, per la verità, mi sembra troppo bassa per un’alta lode, troppo scura per una chiara lode, e troppo piccola per una grande lode. Solo questo posso riconoscerle di buono, che se fosse diversa da com’è, non sarebbe bella, e che, essendo com’è, non mi piace “
(Benedetto, Atto I scena I. Traduzione di Maura Del Serra)

Claudio si confida con Don Pedro che giura che lo aiuterà nel conquistare Ero.

Borraccio, braccio destro del perfido Don Juan, spia la conversazione e riferisce tutto al suo signore, il quale ordisce con lui e l’altro sgherro Corrado un modo per mandare all’aria l’unione tra i due.

Il secondo atto si apre con una serie di equivoci e inganni, sia in buona fede non voluti che tramati in modo oscuro e malvagio.
Organizzato alla corte un ballo in maschera, i partecipanti giocano, mascherati, gli uni con gli altri: Beatrice confessa il suo dissapore nei confronti di Benedetto ad un ignoto avventore mascherato, che non è altri che lo stesso Benedetto, costretto a essere di nuovo il bersaglio delle sue frecciate avvelenate.


Don Juan finge di scambiare Claudio per Benedetto e gli instilla il sospetto che Ero non sia la virtuosa ragazza che egli crede: Don Pedro starebbe infatti corteggiandola, con la scusa di mettere in buona luce il giovane Claudio agli occhi di lei. Claudio, ingenuamente, cade nel primo dei tranelli orchestrati a suo danno.
Chiarito l’equivoco, Leonato approva il matrimonio, che sembra definito e destinato a celebrarsi a distanza di pochi giorni.

Da uno scambio di battute tra i partecipanti si capisce che il malanimo fra Beatrice e Benedetto è forse frutto di una precedente passione, finita male tra i due, risalente a tre anni prima.

Nel frattempo Don Juan mette a punto il suo piano: farà assistere Claudio e Don Pedro ad un incontro amoroso tra Borraccio e Margherita, dama di compagnia di Ero.

L’oscurità della notte e alcuni stratagemmi faranno sì che i due scambino la dama per la promessa sposa, rovinandone la reputazione.
Intanto un farsesco complotto, ordito dal principe Pedro, mira a far cadere Benedetto e Beatrice l’uno nelle braccia dell’altra. Don Pedro, Leonato e Claudio, fingendo di non accorgersi della presenza dell’amico padovano, millantano una struggente passione della donna nei confronti di un tale sprezzante uomo qual è Benedetto. Costui, colpito dalla rivelazione e dalla considerazione che gli altri hanno di lui, decide di mettere da parte la diffidenza che prova per il sesso femminile ricambiando l’amore di Beatrice.


Così canta Baldassarre, in una canzone poi divenuta celebre:

Sigh no more, ladies, sigh nor more;
Men were deceivers ever;
One foot in sea and one on shore,
To one thing constant never;
Then sigh not so,
But let them go,
And be you blithe and bonny;
Converting all your sounds of woe
Into hey nonny, nonny.

“Dame gentili non più sospiri;
tutti gli amanti sono incostanti;
un piede in terra un altro in mare,
non sospirate, fateli andare.
E in ogni guisa fra giochi e risa
mutate l’intimo vostro rovello
in un ironico bel ritornello.
Trallerallera, trallalallà.”

(Estratto della canzone di Badassarre, Atto II, scena III. Traduzione di Goffredo Raponi )

Il terzo atto conclude la serie di inganni, preparandone i risultati più inattesi:

Anche Ero e le sue dame, Margherita ed Orsola, tendono un tranello simile a Beatrice: fingendo di ignorare la sua presenza nel giardino dove passeggiano, le fanno credere che la stizza di Benedetto sia dovuta all’impossibilità di vedere il suo amore ricambiato.

Beatrice cede alle lusinghe dell’amore e giura di addomesticare il suo cuore selvaggio a lui.

Don Juan, da parte sua, con la complicità dei suoi sgherri, riesce a screditare Ero agli occhi di Claudio, inscenando il finto incontro amoroso tra Borraccio ed Ero, impersonata inconsapevolmente da Margherita.

Borraccio e Corrado, compiuta la malefatta, si aggirano ubriachi per le strade di Messina, raccontandosi ciò che avevano appena compiuto.

Una sgangherata pattuglia di guardie, capitanata dal bislacco Carruba, cui fa da spalla il non meno scemo Sorba, cattura i servi di Don Juan e fa un resoconto, per bocca dei due, a Leonato riguardo l’arresto di due strani individui. Leonato, impegnato con i preparativi per il matrimonio della figlia, ne ordina l’interrogatorio.
Dogberry e Verges con la ronda in un’opera di Robert Mitchell Meadows (1794)

Nel quarto atto la vicenda si tinge di toni tragici:

Tutti i personaggi sono riuniti in chiesa per celebrare il matrimonio tra Ero e Claudio.

Nel momento in cui frate Francesco formula la domanda di matrimonio, Claudio ripudia pubblicamente Ero, accusandola di lussuria. Il colpo è forte ed Ero, incapace di difendersi, vista la credibile testimonianza di Don Pedro, presente al suo incontro amoroso con Borraccio, sviene e viene creduta morta. Inutilmente Beatrice tenta di difenderla: la donna rimane inascoltata, intenta a piangere le sventure dell’amata cugina da tutti creduta ormai morta.

Rimasti soli in scena i componenti della corte di Messina, Leonato maledice la figlia per la sua dissolutezza, ma frate Francesco difende la ragazza ed organizza uno stratagemma per dimostrarne l’innocenza.

Claudio, infatti, credendo morta Ero per la sua crudele accusa, sempre più roso dai rimorsi arriverà al punto di perdonarle l’accaduto.
I familiari di Ero si ritirano e Beatrice rimane a lamentarsi della sorte della cugina con Benedetto.

In un momento di slancio, i due si confessano il reciproco amore ma Benedetto, secondo il volere di Beatrice, che sa che in realtà Ero è ancora viva, per dimostrarlo dovrà uccidere Claudio.

Avviene intanto contemporaneamente, l’interrogatorio del bislacco Carruba, che riesce ad ottenere le confessioni di Corrado e Borraccio sull’inganno perpetrato ai danni di Ero.

Il quinto e ultimo atto costituisce la risoluzione del dramma, e offre la soluzione ai molteplici ‘errori’ in cui sono incorsi i protagonisti.

Leonato e suo fratello Antonio fermano Don Pedro e Claudio, sulla via della partenza da Messina, per mettere in atto il loro piano: volano le accuse nei confronti del giovane fiorentino, a cui si somma la sfida a duello da parte di Benedetto per uccidere Claudio e guadagnarsi l’amore di Beatrice.
Soggiungono Carruba e Sorba, con Corrado e Borraccio al seguito che svelano l’arcano: costretto alla confessione, Borraccio rivela di non aver mai tentato le virtù di Ero, e che la donna con cui era stato visto era Margherita, dama di compagnia della creduta defunta donna.

Il pentimento sembra già possedere Claudio che, in segno di rispetto, si reca con il principe Don Pedro in visita al sepolcro di lei, sul quale recita un epitaffio. Un giuramento fatto a Leonato servirà a ripagare lo stesso della perdita della figlia: Claudio si impegna a sposare la fantomatica figlia di Antonio, che viene descritta come la copia di Ero.

Il momento del matrimonio arriva con la sposa che arriva mascherata come le sue dame.

Lo svelamento avviene, e Claudio può riabbracciare Ero, creduta morta, con la quale può coronare il suo sogno d’amore.

Un messaggero giunge per informare che Don Juan, fuggito da Messina al peggiorare della situazione, è stato riacciuffato e imprigionato.
Beatrice e Benedetto, quando tutti sono pronti per le nozze, ingaggiano l’ultimo duello di parole, che si conclude con il loro fidanzamento ed il certo, prossimo, convolo al talamo nuziale.

La commedia si chiude con le danze ed i festeggiamenti del tanto atteso matrimonio tra Claudio ed Ero.


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