Pubblicato da: lateladipenelope | 7 marzo 2010

Non chiamarmi zingaro….

Mercoledì, sono andata a teatro, davano “Non chiamarmi zingaro” spettacolo dalla regia di Pino Petruzzelli, unico interprete.

Pino Petruzzelli in "Non chiamarmi zingaro"

Lo spettacolo è un monologo, perfettamente equilibrato e sostenuto da Petruzzelli nel suo progetto di “teatro di narrazione”. Mi ha fatto riflettere  questo  spettacolo, in un mondo ed in un’epoca in cui tutto è scontato, tutto è “globalizzato”, “standardizzato”, “conformizzato ad uno standard” di idee, di opinioni, di pensieri, mi stupisco di trovare parole, fatti,pensieri ed opinioni, che mi fanno riflettere, io da sola con me stessa, senza ipocrisie, senza conformismi, io da sola messa di fronte ad una realtà ormai “arcinota” addirittura parte della mia cultura, stratificata nei secoli nella mia cultura.

Petruzzelli è voce narrante di “coloro di cui tutti abbiamo paura ma che nessuno di noi conosce.

Le baracche e i ghetti sono quelli dei rom e dei sinti e le 230 pagine sono quelle del libroNon chiamarmi zingaro edito da Chiarelettere. Il libro diventa così uno spettacolo teatrale in cui Pino Petruzzelli racconta i rom incontrati in mezza Europa, lasciando loro la parola per meglio capire e conoscere quegli “zingari” che una parte consistente dei media e della politica italiana hanno contribuito a far diventare i nostri maggiori nemici, la causa di tutti i mali, gli agnelli sacrificali perfetti. A questi veri ultimi della nostra società lo spettacolo è dedicato.

Da come una società tratta gli ultimi, si può vedere rappresentato senza mistificazioni il suo livello di evoluzione. (Gandhi)

Zingara con bambino (Modigliani)

Ma chi sono gli zingari? O meglio chi sono i rom? E i sinti? Che cosa pensano?
Lo spettacolo è un canto d’amore per un popolo che, non avendo mai avuto confini da difendere, nella sua lunga storia, non ha mai dichiarato guerra a nessuno. Se un bambino piange si va a vedere perché piange e Petruzzelli si è calato, fisicamente, per cinque anni nei campi nomadi e nei ghetti di mezza Europa per poi raccontarci, con sguardo lucido e appassionato, la vita dei tanti volti puliti di una cultura che del nomadismo ha fatto l’unica possibilità di sopravvivenza.
Pino Petruzzelli invita a salire sul carrozzone degli ultimi, gli zingari, per rifuggire stereotipi e luoghi comuni e per ascoltare la loro verità.


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