Pubblicato da: lateladipenelope | 11 agosto 2010

Le memorie di una ragazza per bene (capitolo2)

Anticamera della mia adolescenza è stata, quindi, questa mia infanzia capitolo1. La mia adolescenza è  per me un pò un buco nero, non la ricordo nei particolari, non ne ho un ricordo netto. In effetti ricordo molto di più la mia infanzia della mia adolescenza, credo che in un certo senso ciò sia il risultato del fatto che è come se io non avessi vissuto la mia adolescenza. Chiusa nel mio mondo “protetto” fatto di libri, di storie e di vicende di personaggi frutto della mia fantasia io non uscivo mai, non avevo amici e questo mio attaccamento alla lettura era stato interpretato da chi era attorno a me come una mia predisposizione allo studio, senza porsi troppe domande ma felici ed orgogliosi di questo. I problemi cominciarono a nascere, quando, crescendo, l’impegno a scuola cominciava ad essere un pò più “importante”. Ero al liceo ed io avevo scelto il liceo classico proprio perchè era la scuola che avrebbe voluto fare mio padre, ma che per motivi economici gli era stato proibito fare. Le aspettative nei miei confronti crescevano di conseguenza ed io tendevo sempre di più a chiudermi in me stessa e a proteggermi tra i libri per essere all’altezza di tali aspettative anzichè affrontare la vita, allacciare rapporti con le persone, fare nuove esperienze, confrontarmi con le difficoltà, come facevano i miei coetanei nei primi scontri con i genitori sulle cose che erano loro permesse o no di fare. E così passavo sempre di più per una ragazza molto “domestica”, “studiosa”   e “per bene”. Io in compenso mi stordivo con lo studio, studiavo anche 11 o 12 ore al giorno. Ricordo che l’impegno richiestomi talvolta era veramente eccessivo, almeno per il livello di preparazione che io volevo da me stessa. Non mi sono mai presentata un giorno senza aver studiato più che perfettamente la lezione di tutte le materie. Per me sarebbe stata insopportabile la vergogna di ammetere di non farcela, andando a scuola anche solo una volta poco preparata. Sarei morta per la vergogna di portare la prova che non ero all’altezza delle aspettative dei miei genitori e di quello che io credevo fosse il mondo verso di me.  Così questa mia adolescenza “appannata” andava verso la giovinezza. Convivevo con una “Emanuela” sconosciuta con cui ero perennemente in lotta, che mi spingeva fuori di casa, voleva fare esperienze, conoscere e “provare” ma allo stesso tempo era coscientemente sicura dei suoi desideri: una piccola casa, ma molto accogliente, una vita intera con  il proprio amore ed un figlio. Un lavoro amato era l’unica cosa che avrei amato al di fuori della mia “casa”. Questo desiderio è stato l’unica costante della mia vita, ciò cui sono sempre stata fedele e non ho mai tradito, non ho mai fatto a meno di non tradire.


Responses

  1. però mi spieghi cosa intendi per “ragazza per bene” o come lo intendi scrivendolo qui.

  2. La “ragazza per bene” è una ragazza che non crea mai problemi, perchè non ha desideri ed aspirazioni che si scostano da quelli che gli altri hanno per lei, insomma una ragazza “che segue le regole”……


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