Pubblicato da: lateladipenelope | 24 maggio 2010

Le memorie di una ragazza per bene (capitolo 1)

Ecco il primo capitolo delle mie “memorie” che segue all’introduzione

Nelle prime foto che mi ritraggono sono veramente piccola, letteralmente incastrata in un angolo di un divano anni ’70 beige a coste. E’ il giorno del mio battesimo, ho il viso paffuto della lattante e manine grassottelle, caduta dentro ad una tutina bianco avorio con il colletto di pizzo san gallo. Il mondo si apriva davanti ai miei occhi come una casa rustica circondata da un giardino sulle colline di Sant’Olcese. Pare che all’inizio degli anni ’80 i prezzi degli affitti fossero allucinanti e per questo motivo i miei genitori fossero finiti lassù, nell’entroterra di Genova. Io ho un bellissimo ricordo di quel posto, dove il mio carattere in parte si è formato. Le persone erano accoglienti e familiari. Io ero ben accolta da tutti, conoscevo tutti e tutti conoscevano me, questa sensazione di “calore” non l’ho mai più sentita in vita mia. La mia infanzia è stata così, tuttosommato, serena. Mi sentivo protetta quando ero “all’esterno”. Dentro casa spesso l’atmosfera era tesa, mio padre giocava molto con me, mentre mia madre mi faceva paura, mi rimproverava spesso e devo ammettere che la maggior parte dei suoi rimproveri non riuscivo bene a capirli, forse perchè erano tanti e mi ricordo che per qualsiasi cosa io facessi c’era un rimprovero. Da allora ho imparato a fingere. L’unico modo per far cessare il rimprovero era mostrarsi pentiti e di aver capito di avere sbagliato per non ripetere più l’errore. Così imparai a ricordare bene per cosa venivo rimproverata non tanto per fare tesoro del rimprovero ma più che altro per evitare che il rimprovero si ripetesse. Spesso i miei sforzi si concentravano nel trovare degli escamotage per fare una cosa di cui immaginavo sarei stata rimproverata senza essere rimproverata.  Insomma non capivo granchè su cosa era giusto fare, solo cercavo di sopravvivere ai castighi. L’ambiente in cui ero mi aiutava, però, a conservare la mia serenità di bambina. Avevo un’altalena a cui ero morbosamente attaccata e tanti bambini con cui giocare, oltrechè tanto spazio dove giocare. Ricordo la sensazione vertiginosa del dondolarsi sull’altalena, in quel momento ero solo io , lei ed il vento, nessun rimprovero , nessun no, solo io lei e lo spazio. Ricordo che in vacanza, lontano dalla mia altalena la cercavo disperatamente. E così se ne trovavo una diventavo aggressiva con gli altri bambini, che vedevo come usurpatori del mio gioco. Li spintonavo, li aggredivo verbalmente, senza alcun motivo apparente.

Eccomi trionfante sulla altalena:

Così procedeva la mia vita, tra semplici giochi, visi amici, insetti, fiori, corse e bambini come me, questo finchè, all’età di 6 anni, ci trasferimmo in un’altra casa, più grande, vicino ad una rumorosa e polverosa stazione, senza nè fiori nè giardini, senza più visi amici, nè bambini, il posto era vicino al centro, in un enorme ed altrettanto anonimo condominio di palazzi tutti uguali, dai colori tristi e di cattivo gusto. La mia vita cambiò, smisi di passare le mie giornate all’aria aperta e mi buttai su giochi che potevo fare da sola a casa, e fu così che cominciò la mia passione per i libri, intanto era cominciata la scuola, sapevo leggere bene e mi piaceva molto, amavo soprattutto le storie,  se accompagnate da ricche illustrazioni poi, mi ci potevo perdere per intere giornate. Dimenticai cosa significava andare in bicicletta o sui pattini, disimparai a non temere degli insetti, fobia che ho ancora adesso. Questa fu l’anticamera della mia adolescenza, anch’essa senza scrolloni, sempre più orientata ad adattarmi all’ambiente intorno a me ed a soffocare la mia vera indole per scansare rimproveri o tensioni. Mi dimenticai cosa significava stare bene ed essere felici.


Responses

  1. Che bella idea, questa delle “memorie” !!
    vai avanti non vedo l’ora di leggere il seguito!!
    :*

  2. 🙂 è un piacevole diario………a volte scrivere certe cose aiuta……………rende le cose più chiare………..

  3. […] della mia adolescenza è stata, quindi, questa mia infanzia capitolo1, la mia adolescenza è  per me un pò un buco nero, non la ricordo nei particolari, non ne ho un […]


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